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Flessibilità e benessere organizzativo: le nuove politiche di welfare

Flessibilità e benessere organizzativo: le nuove politiche di welfare

L'articolo di Antonino Borgese

Le politiche di welfare vedono oggi nelle diverse forme di flessibilità un tema cruciale. E' un'esigenza in primo luogo delle organizzazioni, che hanno bisogno, per far fronte alle richieste del mercato, della disponibilità dei propri collaboratori a lavorare in modo flessibile, al di là delle regole rigide di orari di lavoro e straordinari. Le migliori aziende per cui lavorare hanno compreso che per poter ottenere questo tipo di flessibilità devono essere a loro volta flessibili nei confronti dei propri collaboratori.

Le pratiche organizzative riguardano tre ambiti, quello del tempo lavorativo, quello del luogo, legato alle opportunità che le nuove tecnologie offrono di lavorare fuori dalla sede aziendale, e quello degli spazi, vale a dire dei layout innovativi dell'ambiente di lavoro. Le esperienze più avanzate integrano i tre tipi di flessibilità, in modo di poter fornire in ogni momento alla persona le condizioni più favorevoli per svolgere il propri lavoro.La flessibilità del tempo lavorativo si applica a diversi aspetti che vanno dagli orari di entrata e uscita, alla banca del tempo per il recupero delle ore lavorate in più, alla concessione di part time e di periodi sabbatici, interruzioni non pagate della carriera lavorativa per consentire al dipendente di svolgere altre attività. Una forma di elasticità emergente è quella del luogo di lavoro.

Le aziende che la applicano in Italia non sono ancora molte, ma il fenomeno è in crescita: secondo l'osservatorio sullo "smart working" del MIP (Politecnico di Milano) il 37% delle aziende adotta qualche forma di telelavoro, ma solo l'8% adotta una forma di flessibilità completa. Tra le migliori aziende per cui lavorare della classifica di Great Place To Work la diffusione di questo tipo di soluzione è molto più elevato: il 53% la applica, mentre il 34% la ha adottata senza limitazioni.Flessibilità del tempo e del luogo lavorativo sono parte di un approccio complessivo a questo tema che va sotto il nome di smart working: in questa ottica l'obiettivo è fornire in ogni momento al collaboratore le condizioni più favorevoli per svolgere la propria attività. Le soluzioni più innovative mettono a disposizione spazi diversificati, che la persona sceglie in funzione della propria necessità: vi sono scrivanie in aree aperte, per lavorare insieme ai colleghi, uffici chiusi individuali, per le telefonate, postazioni schermate e raccolte per lavorare in modo concentrato, mini salotti, sale riunioni e così via.Lo smart working rappresenta una soluzione "win-win" di cui beneficia sia il collaboratore, che il datore di lavoro. Le persone sono piu' soddisfatte: lo studio dei dati raccolti da Great Place To Work mostrano come la percezione della cura dimostrata dall'azienda per favorire il bilanciamento tra lavoro e vita personale ha un forte impatto sulla soddisfazione complessiva. Le organizzazioni a loro volta ottengono una serie di vantaggi, in termini di minori livelli di assenteismo e dimissioni volontarie, e di accrescimento dei livelli di produttività: le misurazioni condotte da alcune aziende segnalano un incremento di produttività tra il 15 e il 45%. L'adozione di forme avanzate di flessibilità non si esaurisce nella semplice adozione di opportune soluzioni tecnologiche: occorre soprattutto creare un'attitudine dei manager alla delega e responsabilizzazione delle persone. Le aziende con elevati livelli di fiducia tra manager e collaboratori, come si è visto, si dimostrano quelle più avanti nel cammino verso lo smart working: i risultati della ricerca di GPTW mostrano come la percezione dell'attenzione dei manager per le persone sia legato solo in parte alle politiche aziendali.Sono i manager con i loro comportamenti a fare la differenza: la percezione degli aspetti del welfare legati alla leadership, quali l'incoraggiamento del work-life balance e la creazione di un'atmosfera emotivamente equilibrata, hanno un impatto sulla soddisfazione delle persone sensibilmente maggiore (+30%) di quelli tangibili, quali i benefit.

 

Antonino Borgese, Presidente e Partner di Great Place to Work® Italia

 

 

 


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